La Situazione in Trentino a fine inverno
La situazione in Trentino a fine inverno
Il manto nevoso quest’anno ha un consolidamento perlopiù molto debole su molti pendii, e questo è dovuto a una struttura molto particolare creatasi ad inizio stagione, che vede la sua parte basale molto fragile e debole, quindi molto sensibile non solo alle sollecitazioni esterne come quelle indotte dagli escursionisti, ma spesso anche ai sovraccarichi naturali come nuove nevicate, accumuli di neve ventata o appesantimento per presenza di acqua liquida da riscaldamento e fusione.
Le situazioni di instabilità normalmente durano per un certo periodo, successivamente l’evoluzione naturale indotta dai parametri meteorologici sul manto nevoso tende a ristabilire una condizione di equilibrio statico. Quest’anno invece questa condizione sembra perdurare a lungo e fra alti e bassi probabilmente sarà destinata a protrarsi fino alla fine della stagione.
Il deciso riscaldamento di questi ultimi giorni che non è altro che la tipica evoluzione verso una condizione primaverile di fine stagione, aumenta anche di molto il sovraccarico naturale di un manto a base molto debole e molto diffusa, e tutto questo in genere fa aumentare notevolmente l’attività valanghiva, soprattutto quella spontanea. Escursioni e discese fuoripista richiedono e richiederanno ancora la massima prudenza.

Ci stiamo avvicinando velocemente all’ultima parte della stagione invernale, visto che dal 1 marzo è iniziata la primavera meteorologica e dal 20 marzo inizierà anche quella astronomica.
Un inverno sicuramente poco nevoso, caratterizzato da poche precipitazioni, con spessori di neve al suolo sempre molto scarsi e vicini ai minimi storici; solo verso la fine di gennaio e poi nel mese di febbraio grazie ad alcune precipitazioni, peraltro mai particolarmente abbondanti, bene o male in alcune località si raggiungono spessori vicini alle medie. (Fig 1, 2 e 3)
L’inizio della stagione, fino a tutto gennaio, è stato caratterizzato da una grande scarsità di precipitazioni e di neve al suolo, tanto che le attività scialpinistiche sono state quasi impossibili ed anche l’attività valanghiva è risultata molto limitata se non quasi nulla. Poi, grazie alle precipitazioni di fine gennaio e delle prime due decadi di febbraio, è finalmente arrivata un po’ di neve e improvvisamente il manto da molto scarso ma stabile, è diventato un po’ meno scarso ma molto instabile poiché le nevicate hanno prontamente ricoperto la poca neve presente al suolo che nel frattempo, con le basse temperature invernali a tratti anche rigide, si era trasformata in modo diffuso in uno strato di una ventina di centimetri di cristalli sfaccettati.
Questa trasformazione prende il nome di metamorfismo costruttivo o da gradiente. Costruttivo perché i cristalli di neve che compongono il manto nevoso invece che “distruggersi” come normalmente accade, divenendo grani sempre più piccoli e arrotondati e favorendo forme più stabili, tendono a “ricostruirsi” con forme cristallizzate spigolose, molto grandi, sottili, rigide e molto fragili; il freddo è il motore di tutto questo e l’efficienza costruttiva è molto grande se gli spessori di neve sono ridotti.

Per la gioia degli escursionisti e sciatori fuori pista, finalmente le escursioni diventano possibili, ma il manto nevoso caratterizzato da questi cristalli, diventa molto instabile.


I distacchi spontanei sono ancora pochi, ma è molto facile “rompere” questa base debole e provocare il collasso di tutto il manto nevoso; questa condizione è già possibile anche con debole sovraccarico. In queste condizioni si manifesta anche la peggiore delle situazioni per gli escursionisti, cioè la possibilità di provocare dei distacchi a distanza, seppure perlopiù di piccole o medie dimensioni, dato che la neve al suolo è in genere poca. In questo periodo il numero dei distacchi di valanghe è rilevante in rapporto ai modesti apporti di neve fresca, ma gli incidenti, anche gravi, sono numerosi.

Nel mese di febbraio arrivano altre precipitazioni con apporti complessivamente moderati, ma sufficienti a portare gli spessori del manto nevoso vicini alle medie del periodo. In generale aumentano i distacchi spontanei, ma dove la neve crea strati superficiali più spessi, i distacchi provocati diminuiscono per numero e aumentano per dimensione.


Infatti, aumentando lo spessore della neve dovuto a nuove precipitazioni o all’accumulo della neve ventata, talvolta aumenta il sovraccarico naturale in grado di portare a rottura la base debole. Talvolta però, aumentando lo spessore del lastrone che ricopre la base debole, aumenta anche la coesione e la resistenza di questo strato superficiale e quindi aumenta la capacità meccanica di resistenza a sopportare i sovraccarichi supplementari esterni, come quelli indotti dagli escursionisti.
Questo dipende molto anche dalla morfologia del terreno e dal fatto che questa sorta di strato/lastrone sia ben ancorato su punti solidi; se invece il sovraccarico indotto riesce per qualche motivo a "rompere" la resistenza di questa sorta di soletta, il distacco conseguente interesserà tutto il manto fino al fondo e la valanga sarà grande.
L’ultima decade di febbraio vede un significativo aumento delle temperature con zero termico oltre 3000 m e conseguente riscaldamento e perdita di coesione del manto nevoso fino ad alta quota.
Si osservano molti distacchi spontanei di valanghe di neve bagnata, inizialmente di superficie, soprattutto dai versanti più soleggiati, specie quelli rocciosi più sensibili al riscaldamento. Successivamente, quando la fusione o l’acqua liquida della fusione penetra fino alla base, si osservano anche valanghe a lastroni di dimensioni sempre più grandi e profonde.

Questa evoluzione, che normalmente viene definita condizione primaverile, in genere porta gradualmente alla fusione totale del manto, al netto di nuove nevicate che potrebbero rallentare tale processo o implementare il manto con nuovi spessori e quindi prolungare la sua permanenza al suolo, modificandone anche la sua struttura. La sua durata dipende molto dall’ampiezza dell’escursione termica fra giorno e notte e dal prevalere dell’una o dell’altra fase.